tecnologie

tecnologia superiore, tecnologia che influenza la struttura e la organizzazione della sua rete di sostegno (o ne mette in crisi i propri fondamenti), consente di fare le cose in modo diverso e di fare cose diverse;

tecnologia ottimale, influenza la rete non nei suoi fondamenti, ma consente di effettuare ottimizzazioni nei modi e nei tempi, consente di fare le stesse cose ma in modo diverso e/o migliore;

tecnologia matura, non influenza minimamente la rete, semmai ne rinforza e ne consolida i fondamenti, consentendo di fare le stesse cose e nei stessi modi.

Gli effetti della tecnologia sulla rete di sostegno appartengono all’ambito della gestione dei sistemi, quindi:

tecnologia matura, gestione come mantenimento, basso valore aggiunto, rinforzo della continuità e della tradizione, FAX, automobile, telefono;

tecnologia ottimale, gestione come rendimento, aumento della produttività, tecniche motivazionali, sviluppo della qualità, controllo dei fenomeni; (Informatica gestionale)

tecnologia superiore, gestione della innovazione, attenzione alla organizzazione, gestione della discontinuità, genera il breakpoint. (Internet, tablet con funzione touch, RFID, nano-bio-tecnologie)

La tecnologia superiore deve però essere gestita più di ogni altra tecnologia; i problemi che genera sono la discontinuità, le trasformazioni qualitative, le ridefinizioni necessarie degli assetti organizzativi di una impresa, gli effetti sulle risorse umane. Richiede uno sforzo elevato e una alta competenza del management, richiede capacità creativa, conoscenze interdisciplinari.

L’introduzione di una tecnologia superiore comporta una ridefinizione degli assetti organizzativi, : sono in gioco dimensioni qualitative diverse perché cambia la rete di sostegno e non si sa a priori il come e il quanto.

Ciò che in questa Era è veramente rivoluzionario, e che produce le vertigini a chi ha il gravoso compito di governo dei sistemi, è la crescente complicazione dei sistemi. Ciò è dovuto alla compresenza di tante e diverse tecnologie superiori, in uno stesso momento e nelle medesime reti di sostegno, queste ultime spesso fuori controllo e in continua evoluzione.

Ogni tecnologia è composta da tre componenti fra loro strettamente correlati, ogni singolo componente preso isolatamente non costituisce tecnologia. Le tre componenti della tecnologia sono interdipendenti e le loro relazioni sono circolari:

hardware, apparato fisico di una determinata tecnologia,  il mezzo del processo;

software, le logiche, il modo del processo servendosi  di un determinato hardware;

knoware,  le conoscenze e gli scopi per l’uso del hardware e del software.


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Robot Vs. Umanità

A rincarare la dose lo stesso Eric Schimdt: “Dobbiamo capire quali sono i lavori nei quali gli esseri umani sono veramente bravi”. E quindi insostituibili.    D’altro canto, il timore della “disoccupazione tecnologica” è definita dagli economisti “fallacia luddista”. Chi temeva che l’introduzione delle macchine nel XIX secolo facesse scomparire tutta la classe dei lavoratori si è invece trovato ad assistere alla più elevata crescita economica registrata nella storia dell’umanità. Secondo le stime di Moretti, ad esempio, per ogni lavoro ad alto contenuto tecnologico se ne creano altri quattro nell’economia dei servizi e la concentrazione tipica delle industrie dei settori creativi implica una diffusione più veloce della conoscenza e quindi dell’innovazione. I cicli di vita dei nuovi prodotti saranno dunque sempre più brevi (basti pensare a quelli del settore informatico) e le forze del mercato richiederanno un dinamismo che solamente una forza lavoro ad alto capitale umano sarà in grado di affrontare.

Esempi:

Blue River  per agricoltura senza danneggiare le coltivazioni: toglierà forse il posto a quel 1,6% di americani in agricoltura (erano il 95% un secolo fa).

Blue Prism nel campo dei call-center (Telefonica, barcley, Fidelity investment): – 1/ 3 dei costi di back office.

Smart Action – software per call center che riconosce le preferenze dei clienti per analizzare (inferenza) i loro comportamenti futuri.

Warren per analisi e previsioni complesse dei mercati finanziari.

Google con acquisto di Nest Inc. per la domotica intelligence: acquisita per 3,2 MLD di $ ognuno dei 200 dipendenti vale 16 mil di $.

Google vale 222 mld con 53.000 dipendenti = 4 mil/dipendente

GM: vale 1 / 5 di Google con 200.000 dipendenti =  220 k / dipendente

Whats app: vale 19 mld con 55 dipendenti (345 mil x dipendente)

FB: vale 57 mld con 4.300 dipendenti =  13 mil / dipendente

Fino ora il dividendo della transazione tecnologica è stato altissimo.

Il valore aggiunto per occupato nel settore ICT è aumentato tra il 92 e il 2010 del 405%.

Entro il 2020 si prevede un aumento della produttività per addetto nel ICT del 40%.

Si prevede che il trend di alta domanda in questo settore e alti stipendi spingerà le persone qualificate sempre più verso i confini che ancora i robot non possono sostituirsi, come la creatività, l’immaginazione, ideazione, comunicazione metaforica, etc

McKinsey stima che da qui al 2025 il mercato globale dell’Internet of Thingsdi cui ormai si parla ininterrottamente, potrebbe valere dai 3.900 agli 11.100 miliardi di dollari all’anno. Nella migliore delle ipotesi, si parla dell’11% dell’intera economia mondiale. Ma per arrivare a questa migliore ipotesi occorre costruire contesti, tecnologie e modelli di business che, al di là dell’entusiasmo e delle aspettative con cui ora si guarda al fenomeno, lo trasformino in una solida realtà.

È questa, in estrema sintesi, la raccomandazione che emerge dal report “The Internet of Things, mapping the value beyond the value”, stilato dalla società di consulenza strategica analizzando più di 150 use case a livello globale. Per McKinsey, addirittura,si sta sottovalutando il vero potenziale dell’IoT.

Perché, a prescindere dal gran parlare che se ne fa (gli americani parlano di “hype”), forse tra gli operatori non c’è ancora la consapevolezza di quali sono i punti della filiera su cui è possibile creare valore e soprattutto dello sforzo comune necessario a creare l’ecosistema che renda interoperabili le soluzioni. Più facili a dirsi, che a farsi, visto che i soggetti, dalle imprese alle pubbliche amministrazioni, che genereranno insieme a consumatori e cittadini questa nuova economia dovranno affrontare sfide tecniche, organizzative e regolatorie non indifferenti.

Eppure quell’interoperabilità è una questione che non può essere aggirata: secondo McKinsey la capacità di comunicare da un sistema all’altro è richiesta mediamente nel 40% dei casi e, in alcune particolari condizioni, addirittura 60 volte su cento. Bisogna poi cominciare a usare davvero i dati a disposizione: se per esempio oggi una cisterna petrolifera dispone di 30 mila sensori, dell’infinità di informazioni prodotte dall’hardware solo l’1% viene esaminato.

Questo perché, attualmente, lo scopo degli analytics è individuare e controllare le anomalie, anziché sfruttare l’intero dataset per ottimizzare processi e predirne le performance. Ma è attraverso funzioni di questo tipo che si creerà maggior valore. McKinsey infatti prevede che le applicazioni più redditizie saranno proprio quelle B2B, che dovrebbero generare il 70% del giro d’affari complessivo.

Continuando a parlare di crescita, l’IoT dovrebbe avere un grosso impatto sulle economie in via di sviluppo. Sebbene nel complesso la ricchezza generata sarà maggiore per i Paesi più sviluppati, i cui mercati predispongono di modelli di consumo a più alto valore aggiunto, le aree emergenti del pianeta peseranno per quasi il 40% del valore globale.

A beneficiare di più dei benefici dell’Internet of Things saranno gli utilizzatori finali dei servizi: a prescindere dal fatto che siano organizzazioni economiche, pubbliche amministrazioni o consumatori, il 90% del valore creato sarà catturato da loro. McKinsey cita l’esempio del settore healthcare, all’interno del quale il controllo da remoto sulla salute degli individui comporterà lo sviluppo di 1.100 miliardi di dollari all’anno grazie al miglioramento delle condizioni di pazienti affetti da malattie croniche.

Tornando al lato aziende, secondo la società di consulenza la crescita del settore premierà sia i player grandi e affermati, sia le nuove proposte, con margini di espansione per incumbent e startup. Questo grazie all’ibridazione dei modelli di business e alla mutuale necessità di trasformare i prodotti in servizi e viceversa.

Secondo Jeremy Rifkin, uno dei più autorevoli economisti mondiali, la risposta è nella digitalizzazione e nell’Internet of Things, tecnologie che possono supportare la terza rivoluzione industriale con modelli economici “generatori di efficienza”, perché hanno costi marginali tendenti allo zero.

IOT sarà alla base di energia, comunicazione e trasporti

Nella visione di Rifkin, comunicazioni, energia e trasporti avranno un cuore comune in una piattaforma Internet of Things. «Metteremo sensori ovunque, in ogni device, in ogni macchina, negli edifici, lungo tutta la value chain, al fine di restituire dati in real time nei tre componenti di ogni sistema economico. E questo in tutti i settori, nell’agricoltura, come nel retail o nell’industria». Tra quindici anni, ogni macchina sarà connessa dando vita a una sorta di “cervello globale esterno”. Secondo Rifkin, «è un enorme passo avanti per l’umanità».

Un grande tema è quello della sharing economy, che oggi è ibrida, perchè nata in seno all’economia capitalistica, con cui oggi convive. «Il capitale sarà totalmente riconfigurato e dovrà trovare nuovi modelli». È proprio la sharing economy a ridurre i costi marginali. «Il processo è iniziato 15 anni fa con Napster, il primo sistema peer-to-peer per la condivisione dei file a larga diffusione, e oggi oltre 3 miliardi di persone sono diventate “prosumer”: producono e consumano, condividendo ciò che producono tra loro: musica, video, corsi online… Si tratta di beni a costi marginali molto bassi, o nulli: non cambia nulla se vengono prodotti e condivisi con una sola persona o con un milione».


fabbrica totale

La fabbrica totale

Nonostante i tanti progressi nelle tecnologie, per certi versi siamo in stallo:

Viaggiamo ancora col motore a scoppio inventato nel 1876

La percentuale di morte per tumore è la stessa di 40 anni fa

Internet è stata progetta fine anni 60

Il Concord è stato ritirato nel 2003 segnando un rallentamento nella velocità aerea

Sulla luna ultima volta fine anni 60

Ma il futuro è già in nuce nel presente:La fabbrica sarà uno spazio “vuoto”, ad altissimo contenuto tecnologico.

I talenti e l’occupazione ci saranno, ma prima e dopo: nella fase di progettazione e nella fase di marketing-vendita e assistenza (sevizi).

La fabbrica del futuro sarà a domicilio, dove serve e governata in remoto: customizazzione di massa

Manifattura additiva (stampanti 3d): verso il costruttore universale (John Von Neumann)

Siemens immagina tra 50 anni di mettere le fabbriche a domicilio per la produzione di turbine direttamente dietro le dighe e degli impianti di conversione di energia: eliminazione costi di trasporto!

Montate su 4 gru le fabbriche del futuro saranno mobili verticalmente e riusciranno a innalzare interi grattacieli, in automatico, stampando uno strato alla volta.

L’umanità deve fare un salto quantico nella riflessione: il ruolo delle tecnologie  nelle società e nelle aziende!